“Il diritto alla salute prevale sull’attività d’impresa”.
Con la pronuncia della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva, si afferma oggi un principio netto: non può esistere produzione a ogni costo, tanto meno quando mette a rischio la vita, la salute dei cittadini e la sicurezza dei lavoratori. Taranto, definita persino dalla Corte di Giustizia Ue “città di sacrificio”, ha vissuto per troppi anni una contrapposizione lacerante tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.
Il Movimento 5 Stelle si batte da sempre per il superamento del ciclo integrale a caldo e per una profonda riconversione economica, produttiva e sociale di Taranto. Un percorso che avevamo iniziato durante il secondo Governo da me presieduto, attraverso il “Cantiere Taranto”, purtroppo interrotto negli ultimi quattro anni di Governo Meloni.
L’attuale Governo, infatti, ha scelto di continuare a puntare su un modello industriale vecchio e insostenibile, centrato ancora sul carbone. Ha fermato le bonifiche e si è perso tra annunci, rinvii, piani industriali mai concretizzati e trattative di vendita senza esito. Ora la decisione dei giudici impone a Meloni e a Urso di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.
Serve subito un Accordo di Programma per Taranto, con obiettivi chiari. Sottoscritto da Governo, enti territoriali e rappresentanze sociali. Si deve partire dallo stop ai licenziamenti dei 2.500 lavoratori dell’indotto. Taranto merita di vivere una stagione nuova, nella quale il diritto alla salute e il diritto al lavoro non siano più messi l’uno contro l’altro, ma possano convivere in un nuovo modello di sviluppo. È questa la scelta che oggi lo Stato è chiamato a compiere.
Apri il postSul tema: Euro e Unione Europea, Jobs Act e articolo 18, Decreti sicurezza, Separazione delle carriere dei magistrati, MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)