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Femminicidio e violenza di genere

14 post di 7 leader, 2016–2026.

La condanna della violenza sulle donne è trasversale; le posizioni divergono sul "come" contrastarla. Due accenti principali emergono nell'archivio: quello penale e securitario (pene più severe, misure cautelari) e quello culturale ed educativo (educazione affettiva, prevenzione, centri antiviolenza). Il dibattito si intensifica dopo casi di cronaca come il femminicidio di Giulia Cecchettin (novembre 2023). Posizioni dei leader in ordine cronologico, con link.

Nel tempo

2016

Matteo Salvini

#Salvini: Per gli STUPRATORI serve la pena-cura della CASTRAZIONE CHIMICA! #PortaaPorta

Sulla proposta della Lega.

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2018

Giorgia Meloni

«Non sapevo che in Italia la moglie non si può picchiare», così a Padova un nepalese dopo l’ennesima aggressione alla consorte. Pena esemplare e #TolleranzaZero per chi usa violenza sulle donne. Se non sei in grado di rispettare la nostra civiltà, qui per te non c'è posto.

Sulla linea penale.

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Giuseppe Conte

D’accordo con i ministri Bonafede e Bongiorno martedì approveremo in Cdm il ‘Codice rosso’ contro la violenza sulle donne. Offriremo una corsia preferenziale alle denunce, imporremo indagini più rapide. Lo Stato è dalla parte delle donne. Vinciamo insieme #lapartitaditutti

Annunciando il provvedimento.

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2019

Elly Schlein

Se vi state chiedendo in quale sostrato culturale cresca la violenza di genere,leggete l'Istat:"Per un italiano su 4 la violenza deriva dal modo di vestire e il 39,3% è convinto che sia possibile sottrarsi ad un rapporto sessuale, se davvero non lo vuole.”

Sul sostrato culturale.

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2020

Elly Schlein

Contro la violenza di genere bisogna agire su più fronti.Anche quello dell'emancipazione economica, per chiudere i divari occupazionali e salariali.L'educazione alle differenze, sin dalle scuole.E il sostegno ai centri antiviolenza,come chiede #Call4Margherita di @ActionAidItalia

Sull'approccio a più fronti.

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2022

Carlo Calenda

Per contrastare fenomeni di violenza e tutelare le donne proponiamo di aumentare il numero di centri antiviolenza così da raggiungere i target europei. Scopri il programma: #ItaliaSulSerio

Sulla proposta programmatica.

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2023

Matteo Renzi

Non ci sono parole possibili o credibili per Giulia. Aveva 22 anni, la tesi di laurea pronta, una vita davanti. Ora c’è solo il dolore e la vicinanza alla famiglia. Ma rimane la rabbia per non aver impedito l’ennesimo femminicidio: la società cambierà solo se per primi noi uomini spiegheremo ai nostri figli, maschi, che l’amore non è mai possesso, non è mai violenza, non è mai ossessione.

Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin.

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Giorgia Meloni

Avevamo tutti sperato in questi giorni che Giulia fosse viva. Purtroppo le nostre più grandi paure si sono avverate. Uccisa. Provo una tristezza infinita nel vedere le fotografie sorridenti di questa giovane ragazza e, insieme alla tristezza, una grande rabbia. Ringrazio le Forze dell’Ordine italiane e tedesche per il lavoro congiunto che ha assicurato alla giustizia il presunto assassino. I dati ufficiali del Ministero dell’Interno dicono che al 12 novembre sono 102 le donne uccise in Italia nel 2023 e 53 le vittime per mano del proprio partner o ex. Una scia di violenza contro le donne che continua da anni con numeri addirittura più drammatici di questi in passato. Ogni singola donna uccisa perché “colpevole” di essere libera è una aberrazione che non può essere tollerata e che mi spinge a proseguire nella strada intrapresa per fermare questa barbarie. È già stato approvato all’unanimità dalla Camera, e mercoledì prossimo sarà in aula al Senato, il nostro disegno di legge per il rafforzamento delle misure di tutela delle donne in pericolo grazie a una maggiore prevenzione - ammonimento, braccialetto elettronico, distanza minima di avvicinamento - l’arresto anche in “flagranza differita” e soprattutto attraverso tempi stringenti - 20 giorni - per valutazione da parte della magistratura del rischio e applicazione delle misure cautelari. Abbiamo aumentato considerevolmente i fondi per il piano anti-violenza e per la tutela delle donne in uscita da situazioni di violenza. È già pronta una campagna di sensibilizzazione nelle scuole con i ministri delle Pari Opportunità e della Famiglia, della Cultura e dell’Istruzione così come la campagna di diffusione del numero verde anti-violenza 1522, anche attraverso il coinvolgimento del mondo dello sport. Eppure nulla di tutto questo sarà utile se non saremo in grado di affermare la grande verità che in questo momento straziante ha ricordato il papà della giovane Giulia Cecchettin: “L’amore vero non uccide”. L’amore vero non fa mai del male, solo una concezione malata del rapporto tra uomo e donna può farlo.

Sul disegno di legge del governo.

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Carlo Calenda

GIULIA E I LIMITI DELLA LEGGE L’ondata di violenza sulle donne e di femminicidi non si fermerà con una legge. Capirlo, ammetterlo e agire di conseguenza è il primo doveroso segno di rispetto nei confronti delle donne vittime di violenza e delle famiglie in lutto. Il compito a cui siamo chiamati tutti - famiglie, politica, media, scuola, cultura - è molto più arduo e complesso. Uno dei grandi inganni della politica è far credere ai cittadini che le leggi riescano a modificare sempre e immediatamente i comportamenti umani. Raramente è così, quasi mai accade quando si chiede alla legge di cambiare usi, abusi, costumi e strutture sociali. La legge è uno strumento amato dalla politica perché è un titolo di giornale e la politica impotente cerca solo titoli di giornale. La legge, quando pensata in questo modo, non costa molto di più dell’inchiostro con cui è scritta, perché troverà raramente implementazione; la sua funzione si esaurisce nella risposta mediatica alla cronaca. Tante leggi il governo Meloni (e non solo) ha fatto in questo modo. La violenza sulle donne è un fatto molto più complesso. Nasce dalla confusione tra amore e dominio e dalla posizione subordinata e dunque dipendente che la donna continua ad avere, al di là della legge, nella realtà della nostra società. Cogliere i segni malati della pretesa di dominio non è facile. C’è una scena del film di @PaolaCortellesi che è perfetta a questo proposito. La figlia della protagonista sta per sposare un ragazzo “a modo”, un bravo ragazzo; ma, ad un certo punto, la madre ascolta casualmente una conversazione rivelatrice: l’amore sta già diventando dominio, possesso e violenza. E agisce (genialmente) di conseguenza. Dopo l’omicidio di Giulia sui social è ricominciato il solito ributtante confronto a suon di #. Sciacalli è il più gettonato. Dagli sciacalli per l’appunto. E qui sopra ne scorrazzano branchi sterminati. La politica smania intanto per agire: istituire un’ora di insegnamento sull’’affettività a scuola (non precisamente un compito banale); inasprire le pene; varare corsi di laurea. Alcune soluzioni sono certamente utili: “il reddito di libertà” per le donne che denunciano abusi ad esempio, ma non esaustive. Possiamo però, per una volta, fermarci a riflettere su quali siano gli strumenti culturali, educativi o penali necessari? Possiamo ammettere che davanti ad un fenomeno tanto profondo, drammatico ed epocale, al di là della risposta giudiziaria, speriamo rapida ed efficace, dovrebbe esserci un momento di approfondimento che raccolga insieme famiglie, esponenti della cultura, insegnanti, medici e che cerchi di varare un piano ampio, profondo e di lungo periodo? Insegnare i valori dell’affettività a scuola, ad esempio, non è che un titolo. Lo svolgimento è un’impresa umana e culturale difficilissima. Forse questo potrebbe essere il primo e più importante segno di rispetto per le vittime di violenza e abusi: dimostrare di essere consapevoli della difficoltà del compito che abbiamo davanti. Dedicargli il giusto livello di pensiero prima di passare ad un’azione che altrimenti sarà solo retorica, conflittuale e inutile.

Sui limiti dell'approccio legislativo.

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2024

Roberto Vannacci

Solidarietà alle vittime dell'attentato in Germania. L'integrazione richiede rispetto per i nostri valori: chi non si adegua va rimpatriato per garantire sicurezza e prevenzione. Uniti contro ogni violenza. #Vannacci #Lega #patriotsforeurope #ilmondoalcontrario #ilcoraggioVINCE

Dopo l'attentato in Germania.

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2025

Roberto Vannacci

Le violenze di Capodanno a Milano sono inaccettabili. La Lega propone il reato di "molestia islamica" e il divieto del burqa per garantire sicurezza, rispetto e parità. #Vannacci #Lega #patriotsforeurope #IlCoraggioVINCE #ilmondoalcontrario #Decima #sicurezza #islam #legalità

Dopo le violenze di Capodanno a Milano.

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Roberto Vannacci

La violenza la condanno sempre e senza giustificazioni. Nel giorno contro la violenza sulle donne ricordiamo che, in alcune realtà, ci sono ancora pratiche che negano libertà e diritti. Donne velate a forza, sottomesse, punite. Non possiamo ignorare questa realtà.

Nella giornata contro la violenza sulle donne.

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2026

Roberto Vannacci

QUANDO I DATI SCONFESSANO LE IDEOLOGIE. L'introduzione della nuova fattispecie di reato di femminicidio, soprattutto quando esiste già l'omicidio e le sue relative aggravanti, non produce la diminuzione della violenza degli uomini nei confronti delle donne.

Sull'introduzione del reato di femminicidio.

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Roberto Vannacci

In questa intervista rispondo alle polemiche nate dalle mie esternazioni sul femminicidio e ribadisco la mia opposizione a tale reato, parlo della violenza maschile come conseguenza della fragilità psicologica e della crisi educativa.

In un'intervista sulle polemiche seguite.

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