Elly a Venezia: la strada giusta non è competere con la Cina al ribasso sulla dignità del lavoratore, ma con la Germania sulla qualità. (st)
Sul modello di competizione.
Apri il post8 post di 6 leader, 2014–2024.
Il rapporto dei leader italiani con la Cina: il Memorandum sulla "Via della Seta" firmato dal governo Conte I nel 2019 (e da cui il governo Meloni è uscito nel 2023), la tutela degli asset strategici col golden power, i dazi a difesa del manifatturiero, i diritti umani e il regime di Pechino. Posizioni dei leader: chi ha cercato la partnership economica, chi ha diffidato del "regime cinese". Fatti in ordine cronologico, con link.
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2014
Elly a Venezia: la strada giusta non è competere con la Cina al ribasso sulla dignità del lavoratore, ma con la Germania sulla qualità. (st)
Sul modello di competizione.
Apri il postIeri firmati accordi con la Cina per oltre 8 miliardi di €. E c'è ancora tanto spazio per investire in entrambe le direzioni #italiariparte
Sugli accordi commerciali.
Apri il post2016
#Salvini: qui in UE vorrebbero togliere i dazi che ci proteggono da concorrenza cinese, mettendo a rischio 300mila lavoratori! #tagadala7
In difesa dei dazi.
Apri il post2018
Io con il cappello in mano non sono mai andato da nessuna parte. Sul commercio la nostra linea sul dumping cinese ha prevalso, su ILVA idem, abbiamo preteso e ottenuto 15 mld di flessibilità aggiuntiva etc. In UE si combatte per l’interesse nazionale standoci e lavorando.
Rivendicando la linea sul commercio.
Apri il post2019
Sono molto soddisfatto del rafforzamento dei rapporti economici e commerciali tra l’Italia e la Repubblica cinese e, personalmente, per il rapporto di amicizia che si sta consolidando con il presidente Xi Jinping.
Al Belt and Road Forum di Pechino.
Apri il post2020
Zhang Zhan, avvocato e blogger cinese, condannata a 4 anni di carcere per aver documentato sul web l’inizio della pandemia a Wuhan nei giorni in cui il regime cinese nascondeva quello che stava succedendo. Il governo italiano è così servile con Pechino che non ha nulla da dire?
Contro l'arrendevolezza verso Pechino.
Apri il post2021
In molti si chiedono perché Grillo accompagnerà oggi Conte dall'Ambasciatore cinese. La risposta è facile: per far ricevere al capo del M5S la benedizione di Pechino. A conferma di ciò che abbiamo visto in questi anni: i grillini sono la quinta colonna del regime cinese in Italia
Attaccando i legami del M5S con la Cina.
Apri il post2024
IL TEMPO È GALANTUOMO | Puntata n.2 Ricordate quando Giorgia Meloni - sostenuta da un ardimentoso manipolo di ministri, esponenti di partito e commentatori vari - si scagliò contro il Memorandum d’intesa con la Cina approvato dal Governo Conte I? Ebbene, oggi Giorgia Meloni è in Cina a bussare al Presidente Xi Jinping implorando Pechino di investire in Italia, per rilanciare un partenariato strategico ed egualitario e riequilibrare la bilancia commerciale tra i nostri due Paesi. Guarda caso tutti questi obiettivi erano puntualmente contemplati nel Memorandum del 2019. La differenza è che noi siamo stati attaccati e vituperati per quell’Accordo, che per la prima volta ha introdotto concetti come “parità di condizioni”, “sostenibilità ambientale e finanziaria” che nessuno dei tanti Paesi (anche europei) che avevano sottoscritto l’accordo prima di noi era riuscito a ottenere. I giornali compiacenti col Governo oggi titolano con enfasi: “Giorgia ricuce lo strappo della Via della Seta”. O ancora: “Meloni apre la via cinese”. Quanta ipocrisia. Ma chi ha procurato lo strappo con la Cina? Chi aveva chiuso la via cinese? Sempre lei: Giorgia Meloni. Oppressa da cieco fanatismo ideologico e dall’ansia di compiacere Washington, Meloni, sul finire del 2023, aveva compromesso bruscamente le relazioni commerciali con la Cina, cestinando l’imponente lavoro svolto dal mio primo Governo. Un lavoro portato avanti con la schiena dritta, senza mettere in discussione la nostra tradizionale collocazione atlantista, facendo attenzione a potenziare la disciplina di golden power per assicurarci una migliore tutela dei nostri asset strategici. Oggi Giorgia Meloni corre ai ripari. La coerenza, lo sappiamo, non è il suo forte. Ma, soprattutto in campo internazionale, basta un nonnulla per distruggere la credibilità che il nostro Paese ha conquistato con il lavoro di anni. Siamo sicuri che, con tutte queste giravolte, Giorgia Meloni riesca a tutelare efficacemente i nostri interessi nazionali?
Difendendo il Memorandum dopo l'uscita decisa da Meloni.
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