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Superbonus 110%

7 post di 5 leader, 2021–2026.

La maxi-detrazione al 110% per le ristrutturazioni edilizie ed energetiche, introdotta dal governo Conte II (2020) con cessione del credito e sconto in fattura, poi progressivamente ridimensionata e infine bloccata nella cessione dal governo Meloni (2023). Il nodo politico: da un lato la rivendicazione di crescita e posti di lavoro, dall'altro il "buco" nei conti pubblici e le truffe. Posizioni dei leader in ordine cronologico, con link.

Nel tempo

Nessun post trovato su questo tema per Elly Schlein, Roberto Vannacci.

2021

Giuseppe Conte

Il #Superbonus 110% è una misura che è stata ideata ed è diventata realtà grazie al Movimento 5 Stelle. Questa misura significa crescita, aumento del Pil, ed è un’occasione per le famiglie e le aziende di operare nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità.

La rivendicazione.

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Matteo Salvini

La proroga per il superbonus 110% al 2023 va prevista anche per le case unifamiliari, così da non escludere i piccoli comuni come denunciato anche dai sindaci.

Per la proroga.

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Carlo Calenda

Tra abusi nell’uso della cassa integrazione, truffe sul superbonus e, buon ultimo in termini di importi, truffe sul reddito di cittadinanza, lo Stato in questi anni ci ha rimesso cifre che valgono due manovre di bilancio. Avremmo messo a posto scuola e sanità. Riflettiamoci.

Sulle truffe.

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2022

Giorgia Meloni

#Pronti a tutelare i diritti del superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie. Sempre dalla parte delle imprese e dei cittadini onesti che si danno da fare per far crescere e migliorare l’Italia. Ecco le proposte di @FratellidItalia ⤵️

In campagna elettorale.

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2023

Matteo Renzi

È giusto fare un referendum sul JobsAct? Ecco il mio editoriale di domani per il Riformista. Fatemi sapere che cosa ne pensate E dunque il PD promuoverà il referendum della CGIL e dei grillini contro il JobsAct. Non mi sorprendo. Da mesi dico che il PD ormai è la sesta stella del Movimento di Giuseppe Conte. E riconosco che Elly Schlein è sempre stata contraria a questa legge. Ma il JobsAct – un pacchetto di misure sul lavoro, la cancellazione della componente costo del lavoro dell’Irap, la decontribuzione – è una legge che il PD ha votato. Lo ha fatto in Consiglio dei Ministri, lo ha fatto alla Camera, lo ha fatto al Senato. Una legge voluta da un ministro del PD, presentata nei circoli del PD, difesa dagli amministratori del PD diventa oggi una legge contro cui si fa un referendum organizzato dal PD. Non è fantastico? Io ovviamente difendo una legge che ha permesso di creare più di un milione di posti di lavoro, che ha cancellato la barbarie delle dimissioni in bianco per le donne, che ha permesso a migliaia di persone di avere finalmente un lavoro a tempo indeterminato. Io sono entusiasta del JobsAct, come lo sono di Industria 4.0, delle Unioni Civili, del Dopo di noi e di tante altre cose che ho fatto. E rispetto quelli che invece amano il reddito di cittadinanza, il superbonus 110% e tutte le altre norme che hanno prodotto un buco miliardario nei conti pubblici: se a qualcuno queste leggi piacciono, sono contento per loro. Mi fa un po’ meno piacere per i nostri figli che pagheranno per queste follie ma è un’altra storia. Torniamo a noi. Si può pensare tutto il bene e il male possibile del JobsAct e quando Landini, Schlein e Conte presenteranno il referendum sarà chiaro perché il campo largo vuole solo aumentare i sussidi e danneggiare i lavoratori. Ma almeno Landini, Schlein e Conte alla fine saranno coerenti. Ho una domanda per gli altri del PD. Ho una domanda per chi ha votato il JobsAct in direzione, in Aula, in Consiglio dei Ministri. Ma voi, amici carissimi, come fate a organizzare il referendum contro ciò che voi stessi avete voluto? Vi state facendo un autoreferendum, lo capite? Caro Paolo Gentiloni, Roberta Pinotti, Beatrice Lorenzin, Marianna Madia, Dario Franceschini, Graziano Delrio: vi ricordate che voi eravate in Consiglio dei Ministri in quei giorni? Cari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, vi ricordate che voi eravate i vicesegretari di quella squadra? Care e cari parlamentari che avete votato a favore e che vi apprestate a fare campagna referendaria contro ma non lo sentite un brivido lungo la schiena? E soprattutto quando la mattina del referendum, dopo aver affrontato lo sguardo dello specchio, andrete a votare avete pensato a quale faccia indosserete per recarvi al seggio? Io sono l’ultimo a poter parlare di referendum perché ne ho perso uno molto importante per il futuro del Paese. Ma in alcuni casi meglio perdere un referendum che perdere la dignità.

Sul costo.

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Giuseppe Conte

QUELLO CHE I GIORNALI NON DICONO SUL SUPERBONUS Vi riassumo delle informazioni che difficilmente riuscirete a leggere sui quotidiani. Nei giorni scorsi, durante l’audizione in Commissione ambiente della Camera, Nomisma ha aggiornato i dati sul Superbonus, facendo chiarezza delle tante fandonie dette e scritte in questi giorni. Nomisma certifica, senza fronzoli, che il Superbonus è stato un investimento molto produttivo per il Paese: a fronte di 88 miliardi di costo, ha generato un valore economico superiore ai 200 miliardi; ha permesso un risparmio medio in bolletta di 1000 euro per ogni abitazione, con un risparmio complessivo per le famiglie italiane di 30 miliardi di euro; ha contribuito molto efficacemente all’efficientamento energetico degli immobili e quindi all'impatto ambientale, con una riduzione alla metà delle emissioni di CO2. Perché la maggioranza di Governo, con la compiacenza dei mass media, descrive il Superbonus solo come un costo, omettendo tutti i vantaggi di gran lunga superiori? Perché non si riconosce che il Superbonus è stato fondamentale per assicurare la crescita record dell’11% di Pil del biennio 2021-2022? Perché non si dice che ha generato 1 milione di posti di lavoro, consentendo all’edilizia italiana, che era fanalino di coda, di diventare la locomotiva d'Europa? Forse una risposta c’è. È nella volontà di questo Governo e di questa maggioranza di cercare un capro espiatorio rispetto a una situazione economica e a un disagio sociale che non sanno come affrontare. La tecnica è collaudata: prevede lo "scaricabarile". Aumenta la benzina? È colpa dei benzinai. Gli sbarchi aumentano? È colpa della brigata Wagner. Si registrano ritardi sul Pnrr? È colpa di chi ha portato 209 miliardi in Italia. È passato quasi un anno e ancora non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di governo. Ma non è solo mancanza di coraggio. Preoccupa ancor più la mancanza di visione. Al di là delle furbizie dialettiche e delle vigliaccherie di chi si nasconde dietro l'operato altrui, emerge un atteggiamento che ci sta riportando alle politiche di austerità e ai bilanci degli zero virgola. Il Superbonus e gli altri investimenti che hanno fatto crescere il Pil ci hanno consentito di migliorare significativamente il rapporto debito/Pil, riducendolo di 13 punti in 3 anni (2021-2023), come mai accaduto in anni recenti. Ormai i falchi dell'austerità ce li abbiamo a Palazzo Chigi.

Difendendone il bilancio.

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2026

Giorgia Meloni

Riguardo alla riduzione del deficit, il Governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022, quando si è insediato l’attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%. Un dato non solo inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati, ma anche migliore delle previsioni del Governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025. Resta il rammarico per aver mancato di poco la soglia del 3%, che avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione europea con un anno di anticipo, cosa che avrebbe significato maggiore capacità di spesa per lo Stato. Per centrare l’obiettivo, sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi di Pil per il 2025 al momento stimati dall’Istat. Il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani. E fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi. Al ministro Giorgetti e all’intero Governo va il mio ringraziamento per aver saputo gestire in maniera responsabile le risorse pubbliche in una fase storica molto complicata, dando all’Italia grande prestigio e solidità economica.

Da premier, sul deficit.

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